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San Michele – Il tesoretto

Il tesoretto della basilica di San Michele Maggiore

 

In occasione dei lavori per un nuovo impianto di riscaldamento della basilica, condotti nel 1968 da Adriano Peroni, allora direttore dei Musei Civici di Pavia, furono rinvenuti tre oggetti d’argento databili tra il V-VI secolo.

 

Gli argenti – un piatto a baccellature radiali su alto piede, un cucchiaio con piattello emisferico e manico tornito e un frammento sagomato a forma di stelo – furono ritrovati nell’angolo tra abside e transetto meridionale, nel terreno vergine attorno a una tomba “alla cappuccina”.

Secondo il Peroni, i manufatti in argento del V-VI sec. sono riferibili ad un tesoretto, non costituente un corredo funebre. Si tratterebbe di oggetti liturgici, quindi forse appartenuti al tesoro della basilica o ad un personaggio ad essa collegato. Per lo studioso, dimostra che non fossero un corredo funebre la datazione, che è anteriore a quella delle sepolture ritrovate nella basilica.

 

Contrariamente a ciò che viene affermato da Peroni, Nepoti sostiene invece che il corredo appartenesse ad una delle tombe riportate alla luce, ritenuta di un Vescovo, proprio per la preziosità dei reperti e per il loro uso liturgico.

 

Recentemente gli oggetti in argento del tesoretto sono stati messi in relazione da Marco Aimone a reperti simili ritrovati a Desana in Piemonte, Camoscio in Umbria e a Cartagine: gli argenti pavesi sono collocati nel quadro della produzione di argenterie mediterranee di lusso, diffusa tra le élite tardoromane, barbariche e bizantine, tra l’epoca tardoantica e l’alto Medioevo, per il valore intrinseco del metallo e le raffinate lavorazioni.

Cucchiaio liturgico, in argento e niello, nodo di calice.

Sala VI, Musei Civici di Pavia

Piatto frammentario in argento, danneggiato, con larghe porzioni tagliate e bordi ripiegati.

Sala VI, Musei Civici di Pavia

Manufatto frammentario in argento.

Sala VI, Musei Civici di Pavia