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Monasteri imperiali e basilica dei re

I monasteri imperiali e la basilica dei re

 

A Pavia numerosi monasteri altomedievali furono fondati da sovrani longobardi, carolingi e ottoniani, e possono pertanto rientrare nella categoria dei monasteri imperiali (o regi, nel caso delle fondazioni longobarde); alcuni svolsero anche funzioni sepolcrali e memoriali.

In tale contesto peculiare è la vicenda di due importanti complessi monastici maschili, San Pietro in ciel d’oro e San Salvatore, sorti appena fuori le mura di Pavia, per iniziativa di re longobardi e poi particolarmente sviluppatisi in età ottoniana.

Accanto a questi monasteri regi, un fondamentale centro di potere fu anche la basilica di San Michele Maggiore, la chiesa dei re.

 

 

Pavia in età longobarda

 

Dalla prima penetrazione dei Longobardi in Italia nel 568 e dalla loro conquista di Pavia nel 572 dovettero passare alcuni decenni prima che la città divenisse definitivamente la sola capitale politica nel 625 circa. A Pavia vi fu un’intensa attività edilizia e dal VII al XII secolo Pavia fu principale sede di concili e sinodi. Con il re Liutprando si parla di rinascita liutprandea e per San Pietro in ciel d’oro le fonti documentarie suggeriscono che in concomitanza con la traslazione del corpo di Sant’Agostino, fatto portare a Pavia dalla Sardegna nell’VIII secolo, lo stesso re abbia istituito un monastero annettendolo alla chiesa di San Pietro, posta a nord delle mura e lungo l’antica strada per Mediolanum. Nella stessa chiesa venne tumulato il corpo del re Liutprando. Un destino in qualche modo simile ebbe il monastero di San Salvatore, posto fuori della “Porta Marenga” nelle mura occidentali della città. Sul luogo forse di un antico cimitero longobardo, la chiesa del Salvatore fu fondata nella seconda metà del VII secolo dal re longobardo Ariperto I.

In età longobarda la basilica di San Michele Maggiore fu probabilmente «templum regium» per la sua stretta dipendenza dal Palatium regale eretto, sin dal secolo VI, dal re Teodorico.

Il Chronicon Novaliciense (XI sec.) racconta che il re Desiderio, durante l’assedio carolingio del 774, si recava a pregare nella chiesa di San Michele ogni notte.