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San Pietro in Ciel d’Oro – Architettura

L’architettura

 

La basilica di San Pietro in ciel d’oro presenta una struttura architettonica tipica del romanico pavese.
La facciata, realizzata in laterizio con inserti di pietra arenaria, ha una struttura a capanna ed è percorsa alla sommità da una galleria cieca, coronata da archetti incrociati in terracotta.
Le aperture che permettono l’illuminazione interna sono una finestra cruciforme, due oculi e, al di sotto, tre monofore e tre bifore. La facciata è tripartita da due robusti contrafforti, di cui il destro ha un maggiore spessore, in quanto contiene una scaletta a chiocciola. Questo comporta una singolare asimmetria dell’edificio. L’ordine inferiore presenta tre arconi a cui anticamente poteva appoggiarsi un atrio porticato, mentre la parte superiore è impreziosita da ciotole di maiolica colorata.
Questi elementi, che compaiono verso la metà dell’XI secolo sulle facciate di alcune chiese dell’Italia centrale e settentrionale, testimoniano i fiorenti rapporti commerciali che intercorrevano con i lontani paesi del mondo musulmano e con Bisanzio, da dove provengono le ceramiche. L’origine orientale è rivelata dalle scritture arabe e dalle preghiere islamiche che accolgono alcune di esse. Lo stile romanico nasce infatti in un periodo il cui le città sono floridi centri commerciali: Pavia nel 1024 cessa di essere capitale di regno e diventa un comune libero, collegato attraverso strade e vie fluviali ai principali centri dell’Italia e del nord Europa.

 

Il portale è sormontato da un timpano con un angelo affiancato da due uomini, un ricco e un povero, a significare che la creatura celeste accoglie le preghiere di tutti. La diversità dei materiali con cui sono realizzati angelo e uomini, marmo per l’uno, arenaria per gli altri, sta a simboleggiare la diversa natura delle figure, divina e terrestri.
La strombatura del portale è costituita da colonnine finemente scolpite con tenie intrecciate, figurine d’uccelli, uomini…. Nell’archivolto più interno si scorge un omuncolo nudo che solca con una barca il mare abitato da una catena di mostri marini. È la rappresentazione simbolica dell’anima umana che grazie alla fede cristiana riesce a superare i perigli del peccato, approdando alla pace divina (si veda la scritta PAX nel cartiglio del vicino angelo tra due colombe).
Nei capitelli troviamo il classico repertorio da bestiario medievale di mostri e allegorie: la sirena bicaudata, gli uccelli rapaci, le serpi che suggono il seno di un’arpia, una serie di dragoni avviluppati.
L’abside della chiesa è orientato verso est, laddove sorge il sole, simbolo della luce divina.

 

Entrando, è necessario scendere dieci gradini, in quanto i costruttori del XII vollero mantenere il piano dell’edificio paleocristiano.
La basilica è trinavata e tribsidata, percorsa da piloni che sostengono un soffitto voltato in muratura.
Le volte attuali sono opera della ricostruzione di fine ‘400 di Giacomo da Candia, tuttavia già nel XII secolo la copertura doveva essere in muratura. Il passaggio dai soffitti lignei a quelli voltati in muratura fu una delle più grandi rivoluzioni dell’arte romanica. Il maggiore peso della copertura comportò un grosso sviluppo degli elementi portanti (strutturali) e quindi a un ispessimento dei muri e dei contrafforti.